Lasciarli crescere

PERMETTERE AI NOSTRI FIGLI DI CRESCERE

Il premio Andersen 2017 “Protagonisti della cultura per l’infanzia” va a Francesco Tonucci, psicopedagogista e creatore del progetto “La città dei bambini” che omaggiò UPPA di un suo contributo pubblicato sul numero 4/2011. Ve lo riproponiamo per celebrare questo importante riconoscimento.

“Nel 1970 andava a scuola a piedi e da solo l’80% dei bambini inglesi dai 6 agli 11 anni, nel 1990 solo il 10%. Da recenti ricerche del CNR risulta che in Italia va a scuola a piedi senza essere accompagnato il 12% dei bambini di scuola elementare mentre il 70% viene accompagnato in macchina. Le percentuali di autonomia calano all’8% al nord e crescono al 30% al sud; sono più basse quando i genitori hanno un titolo di studio più alto. Altre ricerche italiane ci dicono che solo il 50% dei ragazzi di scuola media va a scuola senza l’accompagnamento adulto.

Sotto sorveglianza

Questa situazione dà luogo a situazioni assurde: i nostri ragazzi ricevono il motorino senza mai aver sperimentato la libertà e la responsabilità di spostarsi senza il controllo degli adulti. I bambini vivono la loro giornata fra scuola, casa, corsi pomeridiani e TV; sono sempre assistiti e vigilati da adulti, sia a scuola che nelle attività pomeridiane. È diventato per loro impossibile vivere esperienze di scoperta, esplorazione e avventura: è quindi per loro impossibile una vera esperienza di gioco.

Rischiare serve per crescere

L’adulto che accompagna il bambino nelle varie tappe della sua giornata non può permettergli di correre rischi, ma il rischio è una condizione necessaria per procedere nello sviluppo delle capacità e delle competenze. Affrontando gli ostacoli e mettendosi alla prova, il bambino non si espone mai al di là delle sue capacità e può provare la soddisfazione del superamento delle varie prove. Viceversa, non potendo mai correre rischi per la presenza vigile degli adulti, il bambino non può verificare e consolidare le sue capacità e competenze e accumula un grande desiderio di rischio inespresso che rischia di esplodere anche in forme pericolose quando il controllo dell’adulto non sarà più possibile. L’unica possibilità per i bambini di sperimentare le loro capacità, esplorare l’ambiente, scoprire cose nuove, elaborare criteri di controllo del rischio, norme di organizzazione del tempo e dello spazio è che possano avere periodi di tempo nei quali incontrarsi fuori casa, con altri bambini e senza la presenza di adulti incaricati della loro sorveglianza. Andare a scuola con i compagni e non con i genitori, uscire nel pomeriggio per giocare, andare al negozio per fare compere, andare da soli in piscina, vanno considerate esperienze di grande valore.

L’autonomia del bambino fin dall’infanzia

È importante che l’autonomia dei bambini cresca con loro a partire dai primi giorni di vita e senza mai interrompersi: meglio una coperta del box, perché dalla coperta si può uscire e dal box no; più tardi uscirà dalla porta di casa per giocare sulle scale o sul pianerottolo, poi in cortile, poi sul marciapiedi e poi sempre più lontano man mano che le sue capacità glielo permetteranno. Questi momenti di organizzazione autonoma del tempo e dello spazio permetteranno anche di muoversi liberamente evitando il rischio di obesità, di elaborare meccanismi di controllo dello spazio, del tempo e di difesa di fronte ai pericoli, indispensabili per evitare i troppo frequenti incidenti dell’adolescenza.”

 

Bambini e smartphone

DIECI MOTIVI PER I QUALI GLI SMARTPHONE DOVREBBERO ESSERE VIETATI AI BAMBINI SOTTO AI 12 ANNI

Gli apparecchi portatili (cellulari, tablet, giochi elettronici) hanno aumentato sensibilmente l’accessibilità e l’utilizzo della tecnologia, soprattutto da parte di bambini ancora molto piccoli (Common Sense Media, 2013). Da terapeuta pediatrica, faccio appello ai genitori, agli insegnanti e ai governi affinché proibiscano l’uso di dispositivi elettronici ai bambini sotto i 12 anni. Di seguito sono elencati 10 motivi, sostenuti dalla ricerca, che giustificano questa messa al bando.

1. Rapida crescita del cervello.
Tra 0 e 2 anni, il cervello dei bambini triplica le sue dimensioni, e continua a svilupparsi rapidamente fini ai 21 anni di età dell’individuo (Christakis 2011). Lo sviluppo precoce del cervello è determinato da stimoli esterni, o mancanza degli stessi. È stato dimostrato che la stimolazione su un cervello in sviluppo, generata dalla sovraesposizione alla tecnologia (cellulari, internet, iPad, TV), può essere associata a deficit delle funzioni esecutive e dell’attenzione, a ritardi cognitivi, apprendimento compromesso, aumento dell’impulsività e diminuzione della capacità di autoregolarsi, che può tradursi in scatti d’ira (Small 2008, Pagini 2010).

2. Ritardi nello sviluppo.

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Diagnosi di DSA?

ATTENZIONE ALLE FACILI DIAGNOSI DI DSA, A RIMETTERCI SONO I RAGAZZI. – A dirlo è L’ANPE (Associazione Nazionale Pedagogisti)

“C’è bisogno di pedagogia”, è questo il nuovo appello con cui l’Anpe invita scuole e genitori a drizzare le antenne di fronte alle diagnosi facili sui disturbi dell’apprendimento.

“Troppe figure di specialisti ambiscono ad occupare ruoli educativi nelle scuole, ma bisogna stare attenti, a rimetterci sono i ragazzi e il loro diritto alla formazione” sostiene Luisa Piarulli, pedagogista, docente e presidente dell’Associazione.

  • “Professoressa Piarulli, l’Anpe ha appena sottoscritto un documento contro la medicalizzazione dei contesti formativi ed educativi. Quali evidenze, quali dati vi hanno spinto a questo nuovo appello? C’è un aumento delle diagnosi relative a quali disturbi?”

“L’Associazione Nazionale Pedagogisti è partita da un dato statistico del MIUR dell’aprile 2016 dal quale si rileva che rispetto all’anno scolastico 2010/2011 vi è un aumento considerevole del numero di certificazioni, che passa dallo 0,7% al 2,1% sul totale degli alunni italiani. L’indagine fa emergere inoltre una netta discrepanza fra aree geografiche con una prevalenza del disturbo nelle regione del nord-ovest; infine, si evidenzia in merito alla rilevazione delle varie tipologie di disturbo, una forte prevalenza della Dislessia (44%) rispetto a Disgrafia (16%), Disortografia (20%) e Discalculia [(18%).Fonte: MIUR; Elaborazione su dati MIUR – “Ufficio di Statistica”].

Per leggere l’articolo completo:
http://www.scuola.store/attenzione-alle-facili-diagnosi-ds…/