La conquista della solitudine

Una dimensione essenziale per crescere e creare,
da non confondere con l’isolamento e l’abbandono

Donald Winnicot, pediatra e psicoanalista inglese, la definì una “raffinatissima forma di maturità”, ponendola alla radice dei processi creativi e della spontaneità infantile.

Parliamo della solitudine, quella condizione necessaria alla crescita di ogni individuo (spesso temuta e confusa con il “sentirsi soli”), quella condizione incantata in cui si assapora il piacere di una conquista.

L’esperienza della solitudine ha un ruolo essenziale nello sviluppo dell’autonomia e dell’esplorazione delle proprie risorse personali. Privare un bambino della solitudine vuol dire privarlo di una parte della sua fantasia, cancellare quella dimensione in cui si creano luoghi fantastici e si tracciano le infinite mappe di tesori immaginari.

(dalla rivista “UPPA – Un Pediatra Per Amico”)

La punizione fisica: inutile e dannosa

L’opinione degli esperti di pedagogia è unanime: le punizioni fisiche compromettono il rapporto tra genitori e figli e non educano

In un’indagine pubblicata nel 2012 da Save the Children emergono dati molto interessanti sul tema delle punizioni fisiche in Italia: quasi la metà degli intervistati ricorre alle punizioni fisiche come metodo educativo, mentre circa il 5% lo fa quotidianamente. In una famiglia su venti la violenza fisica è all’ordine del giorno.

Non finisce qui: meno di un terzo degli intervistati si ritiene totalmente contrario all’uso della violenza come sistema educativo, mentre circa un genitore su quattro considera efficace la punizione corporale. La situazione è allarmante, non solo perché la punizione fisica è degradante per il bambino e per il genitore, ma soprattutto perché è completamente inutile.

Molti studi in ambito psicologico e pedagogico hanno ormai dimostrato che le punizioni non hanno alcun effetto correttivo del comportamento e compromettono il rapporto di fiducia tra chi le subisce e chi le infligge. Inoltre, i bambini che vengono puniti fisicamente, hanno maggiore probabilità di sviluppare atteggiamenti aggressivi nei confronti dei genitori.

Ogni genitore sa che, in alcuni momenti, i bambini hanno bisogno di essere corretti per modificare alcuni comportamenti inadeguati, ma per fare ciò servono regole, più che punizioni. Nel momento in cui la persona che educa sa assumere una modalità ferma, la sua autorevolezza sarà tale che la punizione risulterà superflua.

(dalla rivista “UPPA – Un Pediatra per Amico”)