Ancora sul nido…

Qualche altra riflessione a partire dal post già pubblicato ieri.

L'”allenamento” alla separazione si chiama autonomizzazione emotiva, e comincia – con la debita gradualità – fin dalle prime settimane di vita. Acquisire autonomizzazione emotiva NON significa affatto recidere il canale di collegamento emotivo/affettivo con gli adulti di riferimento (si chiamano “caregiver” e non sono necessariamente il padre e la madre biologici). E’ assolutamente il contrario. L’autonomizzazione emotiva protegge il bambino dalle angosce abbandoniche che si presenterebbero ad ogni separazione forzata (anche sporadica, anche di poche ore) che inevitabilmente dovrà avvenire nella sua vita futura. Anche se una madre non lavora, dovrà pure uscire di casa ogni tanto per fare qualche cosa. La separazione e il ricongiungimento sono un “gioco” da insegnare al bambino proprio per aiutarlo a non viverlo male quando dovrà avvenire per necessità.

Teniamo presente che la famiglia è una struttura intermedia tra l’individuo e il mondo, che deve servire a introdurre il bambino nella società e la società nel bambino (non allo scopo di creare conformismo, ma per creare dialogo e confronto attivo). Altrimenti diventa un muro di confine fra il “dentro” e il “fuori”, un guscio protettivo che crea le premesse per un isolamento dell’individuo.

Quanto ai bambini che “diventano asociali” malgrado siano stati al nido (è un’obiezione che mi è stata fatta): i fattori in gioco sono tantissimi, e vanno considerati tutti. Gli operatori del nido possono saper fare male il loro mestiere, certo, ma anche i genitori possono avere commesso degli errori, che il nido – non è una bacchetta magica – può non riuscire a rimediare. Genitori con un atteggiamento di chiusura e di egoismo nei confronti degli “altri” trasmetteranno questo abito mentale ai propri figli. Per non parlare dei messaggi “antisociali” che arrivano da altre direzioni…

A proposito del nido

Se un bambino viene gradualmente allenato, nel primo anno di vita, a separazioni progressivamente sempre più lunghe fino ad arrivare alla quantità di tempo da passare quotidianamente al nido, le angosce di separazione non si presentano affatto. Fermo restando che a nostro parere i bimbi non vanno mandati al nido prima dei 12 mesi.
A questo vorremmo aggiungere che le esperienze di socializzazione precoce hanno un’importanza enorme, che non è possibile sopravvalutare. Il bimbo ha bisogno di imparare presto a vedere gli altri (bimbi e adulti) come una risorsa, come un piacere. Se si attende troppo ad inserirlo in un contesto sociale più ampio di quello primario, si consoliderà una dinamica simbiotica di relazione con l’adulto di riferimento, che va benissimo alla nascita e nei primi mesi ma deve lasciare naturalmente spazio – nei tempi del bambino, che sono molto più rapidi di quelli di chi lo accudisce – a una dinamica relazionale aperta e con molti interlocutori diversi.

Sessualità

CHI CI EDUCA AD UNA SESSUALITA’ POSITIVA E RESPONSABILE?

500 ragazze italiane, intervistate in materia di sesso, hanno dato risposte sconcertanti: il 66 per cento ritiene che sia normale per una donna provare dolore durante i rapporti sessuali, il 56 per cento non ha un’idea dell’anatomia femminile, l’11 per cento pensa che non si possa rimanere incinte durante le mestruazioni e il 4 per cento che un bagno caldo sia un valido contraccettivo.
Nel rapporto Policies for Sexuality Education in the European Union, l’Italia si segnala per essere uno dei sette Paesi dove non sono previsti, a scuola, corsi di educazione sessuale. Non resta quindi che rivolgersi a coetanei e Internet, ma un sondaggio europeo ha rivelato che un quinto delle giovani italiane ha appreso «bufale» sul sesso proprio dalla rete. «Per questo abbiamo deciso di aprire il blog Scegli tu (www.sceglitu.it), un luogo per rispondere ai dubbi dei giovani. E siamo stati inondati di richieste». Anche assurde: «Se mi lavo con la Coca-Cola dopo un rapporto, evito di restare incinta?».
E dov’è in tutto questo la famiglia?

tratto da un articolo di Alez Saragosa pubblicato su “Il Venerdì di Repubblica del 27 Novembre 2015 (modificato)

Funzione genitoriale

Generare un figlio è un fatto biologico, che non presuppone alcuna profonda consapevolezza né assunzione di responsabilità. Essere genitori è tutt’altra cosa, e ha inizio nel momento in cui si decide di dedicare a qualcuno la nostra capacità di svolgere la FUNZIONE GENITORIALE nei suoi confronti. Questa funzione racchiude in sé diversi aspetti: protezione, nutrimento materiale ed emotivo, accudimento, insegnamento, ascolto empatico, ecc. CHIUNQUE può – se ne è capace – offrire queste cose (e dunque fungere da genitore) ad un bambino, indipendentemente dall’età, dal genere (maschile o femminile) e dal grado di parentela biologica. Le forme più alte di genitorialità sono quelle che non hanno nulla a che fare con l’avere biologicamente messo al mondo un bambino, e si esprimono nell’adozione ma ancora di più nell’AFFIDO. Entrambe queste forme di genitorialità presuppongono una scelta sentita e consapevole, scevra da quell’aspetto narcisistico che determina in troppi casi la decisione di mettere al mondo un bambino.

Insegnare a ragionare

La capacità di ragionare non è affatto innata ma si costruisce, nei bambini, in due fasi. La prima fase è quella nella quale il bambino e gli adulti che lo circondano discutono insieme. L’adulto fa domande e il bambino è stimolato a rispondere (ma avviene anche il contrario). La discussione suscita nel bimbo la capacità di interrogarsi sulle cose e di formulare delle risposte. La seconda fase è quella nella quale il bambino INTERIORIZZA il modello costituito dal confronto verbale interpersonale con l’adulto, e inizia a sviluppare dentro di sé un “dialogo interiore” nel quale fornisce a se stesso sia le domande che le risposte. Questo è ciò che chiamiamo “ragionare”. Molti genitori non dialogano e non argomentano con i propri figli, limitandosi a rivolgere loro delle richieste o degli ordini. Questo non offre al bambino il modello di interazione sul quale si basa la capacità di sviluppare quel dialogo interiore che chiamiamo ragionamento. Ciò spiega perché ci troviamo sempre più frequentemente di fronte a bambini che non sono capaci di ragionare. Semplicemente, non lo sanno fare, perché non lo hanno imparato. Ragionare non è una capacità innata degli esseri umani. Quando questi bambini diventano grandi, non sapendo ragionare non potranno insegnarlo ai propri figli. E questo è quello che vediamo accedere sempre più spesso.

Nota: Il pensiero “ragionato” viene spesso indicato dall’espressione “pensiero argomentativo”.

Attività per i bambini

Nessun testo alternativo automatico disponibile. Questo elenco potrebbe essere modificato in molti modi, ma è il concetto ad essere importante: la responsabilizzazione genera maturazione e genera autonomia (sia funzionale che emotiva). Affidare dei compiti ai bambini li aiuta a crescere e a sviluppare le proprie competenze, il che a sua volta permette loro di costruire la propria autostima (che si fonda sul “sapere di saper fare” e non sulle gratificazioni verbali).

L’illusione del controllo

Ci viene scritto: “Sembra che noi esseri umani amiamo avere l’illusione del controllo per darci sicurezza…”

Questa è la nostra riflessione: Chi è insicuro cerca naturalmente di “darsi sicurezza”. Ma se siamo insicuri la cosa migliore da fare è capire il SIGNIFICATO e la PROVENIENZA della nostra insicurezza. Aggrapparsi a false sicurezze, invece, non è per niente utile a ridurre il senso di instabilità e in definitiva non ci rassicura affatto. E’ come aggrapparsi al parapetto di una nave nella tempesta: anche il parapetto, come tutta la nave, si rivelerà instabile. Sono molto più utili queste due cose: 1) capire che l’instabilità, la mutevolezza, la transitorietà sono aspetti NORMALI e INEVITABILI della vita, e 2) sviluppare l’abilità di ritrovare l’equilibrio anche dopo gli scossoni più violenti. A questo proposito è da ricordare che l’equilibrio non è MAI una condizione statica, anzi è SEMPRE, anche quando crediamo di essere fermi, una condizione DINAMICA, un continuo aggiustamento di masse e forze in azione reciproca.